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Nata a Feltre (Belluno) nel 1944, vive e lavora a Lentiai (Belluno) Solo se sarai riuscito a sollevare il velo di un’innata riservatezza e di una modestia che non è sottovalutazione di sé, ma consapevolezza delle difficoltà insite nel cimento artistico, potrai capire l’evoluzione dell’espressione pittorica di Fabiola Colle, approdata in questi ultimi anni in un neofiguratismo essenziale e quanto mai libero da un’interpretazione imitativa della realtà. […] Nei suoi paesaggi i colori, ora caldi ora freddi, in armonico equilibrio, trasfigurano e poetizzano l’immagine. Ne consegue una particolare attenzione per la realtà floreale come in alcuni quadri ispirati ai versi dei “Fiori del male” del Baudelaire, dal quale credo abbia inconsapevolmente assimilato quel senso “d’incanto e di musicalità” che vi aveva individuato Paul Valery. In questi quadri appunto i fiori e le note musicali, assunti a simbolo di inno alla vita, idealizzano l’oggetto fino a trascenderlo. Mario Morales C’è una frase di Hesse che cito sovente quando presento un’artista. Hesse dice che un artista, un artista decente, è destinato ad essere infelice perché ogni volta che ha fame ed apre il suo sacco ci trova dentro solo perle. Anche Fabiola Colle vive continuamente il suo tormento di donna e di artista quasi incapace di saziare il suo bisogno incontenibile di crescere, di appagarsi, di ristorarsi nell’angolo riposto ed ombroso dell’albero del bene e del male. Perché ella non si sottomette alla realtà tangibile, epidermica, fredda; ella la trasmuta e ci dice, con dolcezza e con il patos naturale del suo essere, della realtà multiforme, caleidoscopica, bellissima dei colori. Parla con colori di luce rarefatta, a volte con bagliori esplosivi, ma sempre con una tristezza sopita. […] La maternità è un tema che ricorre quasi ossessivamente. È innato, immacolato, rappresenta la potenza generatrice della donna che la fa meravigliosamente superiore all’uomo. Ma è anche fuga dalla solitudine, dal gelo della vita di un mondo di uomini che vivono come arbusti rinsecchiti. È vero, ognuno sta sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito sera. Melanconicamente l’arte è come la morte, dissolvimento. Ma è arte. È cosa bellissima, incommensurabile nel suo fascino, una delle rarissime cose che ci eleva dal nostro squallore di uomini per nobilitarci accanto ai divini. Erminio Mazzucco
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