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PITTORI:

FENT DIEGO
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FORLIN FLAVIA
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MORES NARCISO
MUNEROL SABRINA
POLLET ROSANNA
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TOSATTO MICHELA
VESER VITTORIO

 

 

 

 

 

 

 

INCONTRARTE

 

LE OPERE:

ANEMONI CON BILANCIA

olio su faesite cm40x60

IN CUCINA

olio su faesite cm35x50

ARMONIA

acquerello cm45x30

ARRIVA L'AMORE

AUTUNNO

BILANCIA

BRINDISI TRA I FIORI

CAFFE' DI PRIMAVERA

CAFFE' IN SERENITA'

CAFFETTIERE E NARCISI

CANDELIERE

CICLAMINI

CILIEGIE

DONDOLANDO

FIORI IN VASO

FUCSIA

GERANIO

GIRASOLI

GLICINE

LA MIA MUSICA

LIBRI

LILLA'

MIMOSA E VIOLINO

MIMOSA

MUSICA NEL GIARDINO

NEL MIO GIARDINO

ORCHIDEA

PESCA STELLE

PIANO FORTE

PULCINELLA SULLA LUNA

PULCINELLA

RAMO DI CILIEGIA

ROSE DI BOSCO

ROSE E RICAMO

ROSE

SERENATA

SERENITA'

TULIPANI

VASI IN RAME

VASO CON ORTENSIE

VIOLETTE

VIOLINO

 

 

 

 

 

 

 

Nata a San Gregorio nelle Alpi (Belluno) nel 1955, dove tuttora risiede. Comincia a dipingere come autodidatta nel 1999.

Entra a far parte del Circolo Artistico “Mario Morales”nel 2003 e nel 2005 di “Incontrarte”. Ha partecipato a varie mostre locali, personali e collettive con queste due associazioni.

La sua pittura ad olio si compone di paesaggi, ma nella maggior parte delle opere rappresenta nature morte e composizioni floreali.

Collabora da qualche anno, realizzando opere in ceramica, con il laboratorio della cooperativa “L’arcobaleno” di Feltre.

Nelle opere di Daniela Balest una timida rappresentazione del quotidiano, sembra invitarci a seguirla in una dimensione in bilico tra i ricordi e la realtà vissuta.

Cogliamo i suoi quadri come una sorta di romanzo, di sospensione nel tempo, dove gli oggetti in primo piano, i vasi di fiori, gli utensili domestici, le caffettiere e i delicati servizi da te, diventano narratori e protagonisti nella loro immota fissità.

Attorno tuttavia qualcosa si muove: la luce modulata che scorre sulle superfici, le vibrazioni iridate dei fondi, il fluire della giornata che trascorre.

La scelta di tematiche floreali inserite in ambientazioni domestiche si snoda attraverso un linguaggio carico nelle cromie ora fredde, complementari, ora vive delle terre per cui attraverso la rappresentazione degli oggetti ne ricaviamo istantaneamente la componente olfattiva: l’odore del cuoio, del pepe, dei funghi di montagna affettuosamente adagiati sulla mensa.

Nell’opera di Daniela Balest si scorge un’intrinseca riservatezza e modestia che non è da intendersi nell’eccezione negativa della sottovalutazione di se, bensì consapevolezza delle difficoltà insite al percorso artistico.

 

Tutto nasce da una sottile e nostalgica memoria degli eventi, che uniscono l'evocazione sentimentale all'affettuosa e schietta narrazione di un racconto. Nelle opere di Daniela Balest una timida rappresentazione del quotidiano sembra invitarci a seguirla in una dimensione in bilico tra i ricordi e la realtà vissuta. Cogliamo i suoi quadri come una sorta di romanzo, di sospensione del tempo, dove gli oggetti in primo piano-i vasi di fiori, gli utensili domestici, le caffettiere ed i delicati servizi da the diventano narratori e protagonisti nella loro immota fissità. Attorno tuttavia qualcosa si muove: la luce modulata che scorre sulle superfici, le vibrazioni iridate dei fondi, il fluire della giornata che trascorre. Ci perviene una sottesa opposizione tra il tempo del racconto ed i suoi muti protagonisti, come se i pensieri dell'artista si espandessero riversando emozioni che ci colpiscono simultaneamente: ansia, dolcezza, timore, dedizione. Daniela Balest dispone oggetti che alludono a qualcosa che esiste oltre:il ricamo,il rito della tazza di the,ovvero il punto di riferimento,la sicurezza,le pareti domestiche,sorta di giardino segreto. Ciò che conta in certe inquadrature è rivivere il fenomeno femminile che continuamente nella sua pittura fa affondare i contorni di un'esistenza lontana dagli stereotipi comportamentali della modernità. L'opera pittorica creata da Daniela Balest consiste nel volgere l'attenzione ad ambientazioni e tematiche che evocano con semplicità e autenticità i diversi attimi della giornata scanditi,declinati,attraverso l'alternarsi delle passioni-la musica,il ricamo,le composizioni floreali,la lettura-delle meditazioni e pause-i servizi da the,le carte da gioco. Le opere della pittrice si popolano di accessori che agevolano i riti quotidiani. Accostamenti inconsueti di oggetti quali la bilancia, lo scolapasta, la sveglia creano sonori effetti metallici. Costituiscono il segno inconfondibile del tempo e contrastano con la superficie liscia e lucente, la delicatezza della ceramica decorata: la pesantezza del metallo convive con la leggerezza delle composizioni floreali. Oggetti protagonisti di spazi intimi della casa comunicano con i nostri codici affettivi più profondi. Il tono genuino si traduce in un sentimento che si effonde attraverso una tecnica caratterizzata da una vasta campionatura di toni densi, un acceso impasto cromatico che squilla, sfondi declinati per sfumature, onirici. I contenitori ed i fiori talora offrono simbolicamente struggenti ed umani sentimenti: il narciso diritto, statico nella sua verticalità, ci trasmette un senso di mesta solitudine. Questa sensazione di isolamento è compensata altrove da atmosfere di intimo colloquio quasi a sottolineare con la schiettezza delle raffigurazioni gli esiti di una condizione di vita apparentemente rasserenante. Costantemente, quasi come filo conduttore, si coglie un criterio di marcata compostezza nel modo di riproporre gli oggetti, la ricerca di una composizione misurata che corrisponde al concetto idealizzante della rappresentazione per cui il risultato deve offrire un irripetibile stralcio di serenità. La scelta di tematiche floreali inserite in ambientazioni domestiche si snoda attraverso un linguaggio carico nelle cromie ora fredde, complementari, ora vive delle terre per cui attraverso la rappresentazione degli oggetti ne ricaviamo istantaneamente la corrispondente olfattiva: l'odore del cuoio, del pepe, dei funghi di montagna affettuosamente adagiati sulla mensa. Nell'opera di Daniela Balest si scorge un'intrinseca riservatezza e modestia che non è da intendersi nell'accezione negativa della sottovalutazione di sé, bensì consapevolezza delle difficoltà insite al percorso artistico. L'artista abbraccia il reale attuando una personale interpretazione imitativa del dato concreto. L'origine della sua ispirazione artistica va ricercata sostanzialmente nella sobrietà della realtà naturale, mai trasfigurata, sublimata, snaturata, movente primario della sua ricerca espressiva.

Dott.ssa Chiara Trabella